Dottorandi del SUM contro la 133

Contro la politica di tagli indiscriminati, per una vera riforma del Sistema Universitario.

(Appello delle studentesse e degli studenti di dottorato del Sum contro la legge 133/2008)

 

Noi, studentesse e studenti di dottorato del SUM (Istituto Italiano di Scienze Umane) siamo fortemente preoccupati per le misure adottate dal governo in materia di Università e Ricerca, e condividiamo le ragioni della protesta che in questi giorni vede protagonisti studenti, docenti e ricercatori contro la legge 133/2008.

 

In primo luogo siamo convinti che una seria politica di riforma del sistema universitario, della quale sentiamo assoluto e urgente bisogno, non possa esprimersi attraverso provvedimenti di natura esclusivamente finanziaria. La legge 133 è orientata a rispondere a finalità di carattere economico (fin dal suo eloquente titolo, che fa riferimento a “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”), che si traducono in una politica di drastica sottrazione di risorse finanziarie destinate alla ricerca in un Paese che, per quanto riguarda la quota di PIL dedicata a questo settore strategico, è già ampliamente al di sotto della media Europea (0,9% contro 1,3%).

 

Né riteniamo che un serio tentativo di riformare il sistema universitario italiano possa passare attraverso un blocco di fatto del reclutamento. L’immissione in ruolo di un solo addetto (incluso anche il settore amministrativo) a fronte di cinque pensionamenti avrebbe l’effetto di paralizzare il funzionamento dell’università, non considerando l’esistenza di differenti situazioni in diverse aree disciplinari, alcune delle quali soffrono già di un grave deficit di personale di ruolo. L’effetto di questa misura sarà un aumento dell’incertezza del futuro dei dottorandi e dei giovani ricercatori, ai quali non resterebbe altra possibilità che continuare a spostarsi all’estero per evitare un futuro di continua precarietà.

 

Né riteniamo che l’affidamento al ruolo “salvifico” del mercato attraverso lo strumento delle fondazioni possa essere la risposta adatta alle inadeguatezze dell’università, che la politica di tagli non farà che aumentare. L’università deve di certo ricercare finanziamenti esterni attraverso committenti di natura pubblica e privata, ma allo stesso tempo la produzione di sapere deve essere considerata sfera autonoma da quella del mercato e non può ridursi a variabile dipendente di esso.

 

Il ruolo di scuole di alta formazione (tra queste il SUM) non può avere senso se non nel contesto di una università che nel suo complesso abbia requisiti di eccellenza, accessibilità e autonomia. La sopravvivenza di centri di alta qualità nel contesto di una università non adeguatamente finanziata, sostenuta dal lavoro precario e sottoposta alle fluttuazioni di finanziamenti privati e non garantiti, sarebbe utile solo a produrre competenze pronte a fuggire all’estero o a cercare sbocchi professionali al di fuori del mondo accademico. Rappresenterebbe dunque un vero spreco di risorse.

 

In ultimo, riteniamo che una vera politica di intervento sul funzionamento dell’Università e della Ricerca non possa essere formulata senza il contributo di quanti quotidianamente lavorano nel settore, e di fronte alle cui proteste il Governo è chiamato alla discussione e alla concertazione e non all’innalzamento di muri. Per questo uniamo la nostra voce a quella delle migliaia di studenti, ricercatori e docenti che in questi giorni si stanno mobilitando, chiedendo che la legge 133 sia immediatamente rimessa in discussione e si apra un vero confronto con le diverse componenti del mondo accademico per elaborare una riforma condivisa del suo funzionamento. Essa, tuttavia, non può partire da una politica di tagli ma dalla disposizione di investimenti adeguati e dalla attesa riforma dei sistemi di reclutamento e valutazione i quali, soli, possono garantire la trasparenza e la qualità di cui oggi il sistema universitario difetta.

Su questo, se il Governo vorrà ascoltare, chi vive e lavora nel mondo universitario è pronto alla discussione e alla proposta.
 

Primi firmatari:

 

Massimo Allulli

Domenico Gullo

Salvatore Sberna

Marta Regalia

Marco Calaresu

Simone Dossi

Luca Tomini

Andrea Scavo

Marco Calaresu

Alessandra Pinna

Azul A. Aguiar Aguilar

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