Legge 133

Il 6 agosto 2008, con la finanziaria, è stata approvata nella più totale indifferenza e disinformazione la legge 133; una legge che prevede provvedimenti nei settori più disparati: dalla banda larga alle infrastrutture militari.

In particolare contiene anche tre articoli che minano profondamente le basi dell’Università pubblica.

In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. […]Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università.[…]”

(Legge 6 agosto 2008, n. 133, art.16)

[…]Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni […] possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell’anno precedente. […]

Il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotto di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.[…]”

    (Legge 6 agosto 2008, n. 133, art.66)

I tagli previsti, che raggiungono un totale di ca. 1.5 miliardi di euro, per molti atenei, già in gravi difficoltà economiche, potrebbero portare alla chiusura.

Inoltre il blocco all’ 80% del turnover, che rende possibile al massimo un’assunzione ogni cinque pensionamenti, comporterebbe in pochi anni una drastica diminuzione del personale universatario, con conseguenze devastanti sia per la ricerca che per la didattica.

Con queste premesse diventa impossibile sia sperare in un posto di lavoro che in un avanzamento di carriera all’interno dell’università.

L’obiettivo di demolizione dell’università pubblica si palesa con l’Art.16. Questo prevede infatti che le università possano diventare, con una semplice votazione a maggioranza assoluta (N.B. 50% + 1) del consiglio d’amministrazione, fondazioni di diritto privato. A fronte dei tagli apportati questa possibilità diventa in realtà l’unica via di scampo alla chiusura.

Innanzitutto bisogna considerare che non tutte le università riusciranno a trovare i finanziatori per diventare fondazioni private. Anche per quelle che ci riusciranno si presentano due problematiche importanti: la presenza di finanziatori privati farà si che la ricerca e la didattica saranno immancabilmente sottomesse a criteri econimici: si andrà quindi a perdere sia la ricerca di base che la libertà di ricerca in campi non considerati economicamente vantaggiosi, nonché l’alta istruzione libera e svincolata da interessi privati.

Non da meno è il fatto che, non essendo più enti pubblici e come tali non più sottomessi a regolamentazioni statali, ci sarà un’assoluta libertà nella richesta delle tasse univeristarie, che non saranno più vincolate al tetto del 20% del finanziamento ordinario, ma raggiungeranno probabilemente cifre attorno ai 10.000 euro, come è già nelle esistenti universtà private in Italia.

Coloro che non potranno permettersi una retta di questo tipo, o che non potranno permettersi di trasferisi nelle città in cui si troveranno queste università private, avranno due alternative: o non frequentare affatto l’università, oppure ricorrere alle poche supersiti che saranno rimaste statali e che, per forza di cose, avranno un’offerta formativa molto ridotta.

Si avranno così università e titoli di studio di diverso valore, pesati sul censo e non sul merito.

Si prospetta un futuro in cui mancherà il diritto costituzionale all’istruzione e alla libertà di ricerca. Questi valori sono fondamentali per un paese civile e competitivo a livello internazionale.

TUTELIAMO L’ISTRUZIONE PUBBLICA!!!

Infine vi lasciamo questi link:

In particolare vi consigliamo di leggere gli articoli 9, 33 e 34 della costituzione, relativi ad istruzione e ricerca.




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